La fiducia in una Promessa sempre mantenuta
Il nostro amico Luigi Miano ci ha mandato una recensione esperienziale di un libro molto interessante già dal titolo “La Promessa – Il segreto per trasformare la tua vita” di Kathleen McGowan. Luigi ha scritto, con la sensibilità che lo contraddistingue, parole di grande umiltà nel desiderio di comprendere momento per momento perchè e come dobbiamo affidarci alla prosperità del Tutto. Una ricerca che ci impegna tutti, giorno per giorno, nel fare del nostro meglio verso l’abbondanza infinita in cui siamo immersi talvolta senza accorgercene… Per leggere le sue considerazioni clicca QUI
Un percorso angelico mi ha riportato mia sorella Luisa
Con un certo pudore, rispetto e tanta gioia porto luce sulla mia esperienza di connessione con Luisa e il “di Là” dove lei è dal 2003, guidata della sequenza di segni (casi e coincidenze) che mi hanno reso completamente consapevole e partecipe. La divisione che a volte temiamo è solo e unicamente nella nostra razionalità. La mente spesso mente, perchè fraziona e calcola, il cuore Sa sempre captare ogni livello di esistenza e vibrazione. Continua a leggere QUI
Cristo non è (solo) Gesù
L’Amore è la fonte originaria del Tutto, il principio creatore, Dio. Non crediamo che si possano nutrire grossi dubbi su questo argomento.
Il Cristo, che è il figlio di Dio, come dice la definizione stessa è evidentemente l’emanazione del principio originario, che è il Tutto e che è in tutto. Possiamo anche qui chiamarlo Cristo (dal greco Χριστός, Christòs è la traduzione greca del termine ebraico מָשִׁיחַ mašíaḥ, cioè “unto”), chiamarlo scintilla divina, chiamarlo divino in me, o come crediamo meglio, il concetto è sempre lo stesso: stiamo parlando dell’emanazione del principio creativo originale (Dio). Quindi in parole semplici il “Cristo” è il divino che è in ogni cosa, la parte olografica del tutto che è presente in tutto. Di conseguenza lo Spirito Santo così come descritto nella Bibbia è il potere che trasmette il divino in ogni cosa. Una separazione esclusivamente dialettica… è molto più facile sentirlo che spiegarlo. Tre persone in una, semplicemente perchè Tutto è Uno e con queste tre persone rappresentiamo anche nella molteplicità della dimensione in cui ci troviamo, tutto ciò che è.
Il Cristo, come sintetizza egregiamente Omraam Mikhael Aivanhov è il Principio Cosmico che si incarna nell’essere umano a maggiore o minore livello di consapevolezza, ma non è mai un essere nuovo o esclusivo. Il Cristo non è un singolo individuo.
Il Cristo è il divino in te, in me, in noi, in tutti e in tutto. Sarebbe un’assurdità affermare che sia solo in un singolo individuo, significherebbe evidentemente che Dio è un essere limitato.
Gesù, come molti altri grandi uomini è arrivato ad identificarsi completamente con la propria divinità, tanto da poter affermare: “Io e il Padre siamo un’unica cosa”. Ma non ha mai detto “Io sono l’unica emanazione del Padre”, ha anzi affermato più volte: “Voi siete Dei”, “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli” o ancora: “Chi crede in me compirà le opere che io compio e ne farà delle maggiori”.

Gesù non si è mai definito “l’unigenito figlio di Dio”.
E’ certamente corretto affermare che Gesù è Dio, ma come lo siamo noi, come lo siete voi, come lo è il ciottolo del fiume o l’erba del prato, perchè Dio è Tutto ed è in tutto.
Ciò che distingue la divinità di Gesù da quella della Roccia o dal nostro adorato animale domestico o dalla nostra è la consapevolezza della propria divinità e la velocità di evoluzione che lo ha distinto, evidentemente determinata dalle sue precedenti incarnazioni.
E Gesù era talmente consapevole della sua divinità da essere completamente identificato con il Cristo e quindi con il Padre. Perciò Gesù è Dio, perchè l’essere umano (come ogni altra cosa) esiste ed è, in funzione del fatto che il divino presente in lui (il Cristo) gli permette di essere, in quanto tutto ciò che è, è Dio e Dio è in tutto ciò che è!
Se così non fosse, Dio sarebbe limitato e non sarebbe quindi onnipotente, onnipresente e onniscente. Tutto è Uno e l’Uno è in Tutto.
La missione dell’essere umano incarnato sulla terra è quella di riconoscere il Cristo in sè e di evolvere al punto di identificarsi con esso, raggiungere cioè il limite zero, e rendersi sempre più consapevole della presenza della scintilla divina in sè. Ecco quindi che attendere il ritorno di Cristo è un concetto che non ha senso perchè il Cristo è qui ed ora, in quanto è senza tempo e senza spazio. Il Cristo è! Perchè è l’emanazione dell’Essere eterno ed infinito.
Non si può dire che sia venuto o che tornerà. Esso è!
L’unica cosa produttiva (non è certo aspettare la venuta di un avvenimento impossibile, assurdo e mal interpretato) è agire e muoversi in modo da elevare la nostra spiritualità al punto da manifestare e percepire il Cristo comunque già presente in ognuno di noi.
“Il Cristo deve innanzitutto venire nella mente degli uomini ed Egli viene sottoforma di saggezza, poi scende nel cuore, in cui si manifesta come Amore. Infine quando la saggezza e l’Amore si concretizzano attraverso le azioni degli uomini è lecito affermare che il Cristo ha realmente stabilito il suo Regno sulla terra.”
Omraam Mikhael Aivanhov
“Il cammino che delimita la sfera d’azione di ognuno, inizia con la pratica delle virtù che forgiano l’intelletto e ne tracciano lo sviluppo, risvegliando l’intelligenza del cuore” (…) “Quando approdiamo alla consapevolezza viviamo l’adesso e comprendiamo che vi è perfezione in ogni cosa”
Anna Maria Bona
“Le armi non possono ferire lo spirito e il fuoco non può bruciarlo. Le inondazioni lo lasciano intatto, i venti non lo inaridiscono. Oltre il potere della spada, oltre il potere del fuoco, oltre il potere dell’acqua e del vento, lo Spirito è perenne, onnipotente immutabile, inamovibile e sempre Uno. lo Spirito dimora in questi corpi e quando questi hanno finito il loro tempo, esso rimane incommensurabile e indeperibile. Quindi o grande guerriero alzati e combatti!”
Bhagavad Gita, canto II
E’ quindi la fusione di Saggezza e Amore a determinare il collegamento con il Divino. Saggezza e Amore all’unisono ci permettono di prendere coscienza della presenza della scintilla un atteggiamento costante di ricerca del divino in noi. E per fare questo bisogna appunto Amare Dio sopra ogni cosa, nel senso di vivere una vita orbitante attorno a quel centro di gravità permanente che è il divino in noi, organizzando la nostra vita e quindi anche la nostra quotidianità senza mai prescindere dal nostro centro. In questo modo tutto ciò che noi facciamo, diciamo, pensiamo, in meditazione, in preghiera, ma anche soprattutto nella nostra quotidianità, nello svolgere i nostri impegni, nel nostro tempo libero, nei nostri divertimenti, anche quando ci distraiamo, ci rilassiamo, ci lasciamo andare, contribuirà alla nostra crescita spirituale e alla manifestazione (o “ritorno”) del Cristo.

La spiritualità non è qualcosa di cui ricordarsi di tanto in tanto, magari la domenica in chiesa…
Se noi pensiamo che un modo di essere sia quello corretto lo assumeremo costantemente, non solo in date prefissate o a giorni alterni! Una cosa se è giusta è giusta sempre!
Non è che se penso che essere onesti sia una virtù necessaria, allora sarò onesto quando gioco in borsa, ma mi metto in tasca il resto maggiorato che il panettiere ha sbagliato a restituirmi, perchè tanto per pochi spiccioli cosa vuoi che sia… O sono una persona onesta sempre, o anche se lo sono di tanto in tanto, fondamentalmente resto un disonesto!
Così è per la Spiritualità. Non è che posso pensare che un certo modo di essere è giusto quando parlo con Don Piero e poi quando vado a vedere la partita di calcio di mio figlio, bestemmio a manetta e inveisco contro l’arbitro e contro gli avversari a più non posso!
In uno dei due casi sono un ipocrita, presumibilmente nel primo, perchè è molto più arduo viceversa.
“Dobbiamo lavorare assiduamente per sviluppare l’Amore incondizionato nella nostra vita, realizzando la Coscienza Cristica”
Anna Maria Bona
Savatore Brizzi Eros e Agape 3 parte
Ecco ci all’ultima parte di Eros e Agape (parte 1 e parte 2 leggi i post precedenti del Convegno) con Salvatore Brizzi. Qui la questione è simpatica davvero. Onestamente oltre ad aver letto alcuni suoi testi e aver apprezzato, con rispetto e ammirazione, parecchi dei suoi video su youtube ci eravamo fatti di lui un’idea un pò diversa. Sugli scritti niente da dire, anzi un grandissimo, in concetti e posizioni coraggiose dove ci troviamo completamente d’accordo. In modo particolare per la schiettezza con cui si esprime, non sempre riscontrabile nella media degli autori degli argomenti che ci appassionano. Dai filmati, chissà perchè, ci eravamo fatti un’idea di una persona magneticamente distaccata e anche un pò (lo possiamo dire?) altezzosa.. Salvatore che nei video ha un volto da condottiero impavido e quasi sprezzante (non è un giudizio intendiamoci ma una sensazione, ognuno è sacrosantemente ciò che è ed è perfetto così, anzi ben venga il coraggio di non voler piacere a tutti i costi) dal vivo è uno splendido ragazzo, con uno sguardo curioso e attento, in un presente e generoso qui e ora e… non abbiamo resistito a raccontargli immediatamente quello che abbiamo appena scritto, (il che probabilmente è una questione di simmetrie date dai suoi lineamenti esotici che lo traducono e, alchemicamente, in un certo senso lo trasformano anche nella fisionomia nel grande esoterista quale è).
L’intervento di Salvatore ci ha fatto planare, dopo un fragoroso applauso dei suoi tanti ammiratori presenti in sala, ripartendo dal significato della sessualità nell’antichità, e per tale data intende un’antichità indefinita, (10.000 anni prima di Cristo ci ha detto, per farci perdere ogni riferimento razionale) niente di storicamente certificato per come comunemente si intende. Nel suo escursus Brizzi riferisce ai tempi dei cicli precedenti alla storia scritta e raccontata. Un’età dell’Oro dove tutto era divino, un’età di Grazia e non di religioni, dove tutto era sinceramente sacro.
In quell’era, ci ha fatto immaginare templi dove sacerdotesse insegnavano la sessualità, in una situazione Sacra nel Tutto Sacro.
Tutto ciò che è Sacro è ciò che riporta all’Uno. Per intenderci all’epoca si mangiava, si viveva, si pensava e tutto ciò che si faceva era fatto con sacralità, e come tale anche il sesso era fatto con lo stesso concetto, agendo in modo sacro e verso attraverso il divino. Allora era importante questa istruzione sessuale, che possiamo definire come prostituzione Sacra, ben diversa nel termine con cui si intende oggi, poichè all’epoca si conosceva bene la forza potentissima dell’energia sessuale, con la quale si interagiva davvero con il Tutto.
Ragione per cui esistevano sacerdotesse, come compito e missione, per facilitare questa dimensione dal punto di vista tecnico e spirituale (in ciò che quest’ambito era in quel momento e che poi è diventato il Tantra). Per intenderci, continua Brizzi, il Tantra non è semplicemente “posizioni” e figurine acrobatiche, il Tantra è una filosofia di vita che insegna cominciando dal saper respirare e ti fa comprendere che l’atto sessuale è quasi un dettaglio di un universo energetico che abbiamo a disposizione, per raggiungere un’affettività e una condivisione tale per cui il “sesso” diventa la cosa meno importante. Perchè tutto quello che c’è intorno all’atto diventa talmente grande che occupa uno spazio tempo sconfinato. Questo è “il senso” da sempre, e lo è per tutto il tempo che vogliamo e scegliamo di prestare attenzione alla visione con cui possiamo, divinamente, interagire con questa forza, che è indiscutibilmente la più potente che esista.
Finita l’epoca delle sacerdotesse, sono subentrati i sacerdoti (da sempre le ere si alternano maschile e femminile) e attualmente siamo di nuovo giunti all’epoca in cui siamo pronti per tornare al femminile, nel nostro prossimo futuro Tempo. E possiamo presumere che torneranno le sacerdotesse in una svolta spazio sacrale nuova sotto molti aspetti.
Brizzi spiega anche che abbiamo molti parametri da ridefinire per la nuova era, i sacerdoti di una volta, non c’entrano quasi nulla col sacerdote di oggi. Nel remoto passato queste figure erano anche oltrechè istruttori, sciamani e guaritori anche iniziatori dal punto di vista sessuale. Tutto questo è andato perso in una discesa degenerativa sia di forma che di intenti. Ad esempio la confessione dell’era moderna è una degenerazione di quello che un tempo era un atto terapeutico del sacerdote, non era legato come nel post “regole religiose” a fatti o situazioni “che il dio può o potrebbe punire”. Era una condivisione dei malesseri del momento e comunque il ruolo del sacerdote era un aiuto a stare bene con consigli, guarigioni e anche con esercizi e non il potere di decidere, in basi a presunte leggi divine, se tu fossi nel giusto o nell’errore. Era una specie di counselor (così lo si chiamerebbe oggi) che supportava con atti psicomagici che poi si dovevano compiere nella propria quotidianità, quello che poi è diventato al termine della confessione i 5 padre nostro, o le 10 l’ave maria in chiave di “penitenza”. A un certo punto la faccenda è degenerata, alcuni sacerdoti hanno cominciato ad utilizzare questo ruolo e la modalità sessuale in chiave di possesso, potere e piacere personale, facendo decadere spiritualmente tutta la faccenda.
Salvatore Brizzi ci racconta tutto questo per farci comprendere che quello che stiamo vivendo oggi ha un senso perchè, come quasi tutto il resto, è stato trasformato, mal riportato e interpretato nell’interesse personale, scendendo di livello, diventando una connessione e condivisione sempre più di sostanza materiale anzichè spirituale. Questa rinuncia deliberata, per seguire altri fini e interessi, a quello Spirito che attraversava la figura sacerdotale per passare a noi, (quello che è poi diventato lo Spirito Santo nella religione, quello che in Guerre Stellari è l’energia chiamata la Forza), ha completamente trasformato il senso e l’essenza diretta e Divina che ci unisce nell’Uno.
All’epoca quindi il sacerdote era veramente colui che impersonava il sacro e diventava canale di questa Forza, in una dimensione di un’energia che possiamo indubbiamente chiamare Spiritualità.
Tutto questo sembrerebbe perduto… ma visto che la Storia è ciclica Tutto questo si ripristinerà, dichiara Brizzi, sia per quello che riguarda i Misteri che la Sessualità Sacra. Probabilmente in modi più elevati rispetto al passato poichè avendo sperimentato l’abbassamento totale verso la materia, giungendo nell’inconsapevolezza più totale, non potremo che risalire su un altro piano, e, nel caso dell’argomento di cui ci stiamo occupando, la prostituzione che era sacra nel passato diverrà ancor più sacra in futuro, magari in un altro modo che al momento è difficile da predire o interpretare, ma sarà parte dell’imminente cambiamento epocale.
Questo è stato il preludio necessario all’intervento di Brizzi, esperto di alchimia sacra, argomento di cui è solido riferimento nostro e dei moltissimi lettori dei suoi testi.
Il gran finale lo ha portato Krista Corso con un’immersione flash nella sua particolarissima esperienza di “Risveglio”, che ci racconterà nei dettagli nel libro in con cui sta uscendo con Macro Edizioni. Con Krista rischiamo di essere poco “oggettivi”, in poco tempo è diventata una grande amica, se si potesse dovremmo inventare un termine modellato su misura, perchè “grande” per Krista è molto.. riduttivo. E’ una delle persone più straordinariamente sincere e coraggiose, immersa in una lucida follia (splendido pregio) dall’a alla z, che abbiamo mai incontrato. Aver a che fare con lei è sempre un tempo ben trascorso, un’emozione e una grande esperienza, perchè come spesso dice di sè “Io sono tutto e il contrario di tutto” cosa a cui ci sentiamo perfettamente allineati. E vogliamo anche ringraziarla per aver portato sul palco una copia de “La Pace comincia da Te” dedicandoci affettuose e intense parole alla ripresa pomeridiana del dopo pranzo (divertente convivio al quale siamo stati gentilmente invitati con gli autori).
Un’ultima parola sull’organizzatore dell’evento, Riccardo Geminiani. Scrittore e organizzatore di eventi (a febbraio il seminario di Igor Sibaldi a Rimini) di storie per bambini, un ragazzo appassionato dai profondi occhi verdi, che ha deciso di fare il salto per esprimere completamente i suoi talenti, un passaggio coraggioso e indispensabile per chi non teme la passione e rinuncia alla “sicurezza” (come sopra Nanetti docet). Ha recentemente lasciato il lavoro per dedicarsi alla grande avventura che il suo cuore ha scelto e sta creando con autori importanti (tra gli altri Gregg Braden e Bruce Lipton) una collana di libri, con Macro Edizioni, in cui i grandi concetti esistenziali saranno dedicati ai più piccoli attraverso storie scritte da lui e illustrate da importanti disegnatrici. Questo sarà un innovativo e istruttivo contributo perchè i cuccioli d’uomo, di genitori responsabili e attenti, possano entrare nella consapevolezza con magia e divertimento.
Un grazie di cuore a Riccardo per ciò che fa, ciò che è e per ciò che insieme stiamo progettando di creare.
Franco Nanetti e la Passione Vitale – Eros e Agape 2 parte

Una splendida conoscenza è stata quella di Franco Nanetti (sopra con Krista Corso sul palco di Eros e Agape), psicologo, specialista in psicoterapia cognitivo-comportamentale, ipnosi medica, programmazione neurolinguisica, didatta e supervisore in psicoterapia e counseling integrati. Il suo intervento ha avuto tre step: 1 innamoramento menzogne e verità; 2 sessualità tantrica e dharmica; 3 come la cura della sessualità passa attraverso la vulnerabilità. Nanetti ha un senso dell’umorismo veramente spiccato, sa spiegare concetti emotivamente complessi con una leggerezza e un entusiasmo come se fosse uno dei tuoi migliori amici a farlo, una grande dote. Vogliamo immaginare la gioia dei suoi studenti mentre assistono alle sue lezioni all’Università di Urbino!
Un’immensa cultura accademica si fonde con considerazioni che spaziano da Osho alla fisica quantistica a citazioni del poeta Rumi a battute raffinate e acute che sdrammatizzano “normalizzandolo” (rendendolo accessibile in modo immediato) il suo grandissimo intervento. Nanetti è un uomo semplice, di quella semplicità che solo gli uomini grandi e sinceramente innamorati della vita e delle persone possono comunicarti. La sensazione è l’immediata voglia di abbracciarlo (cosa che abbiamo fatto appena ha terminato l’intervento) perchè senti che parla proprio a te, al tuo cuore, al tuo “essere adesso”, e ti comunica che ti ha davvero a cuore, non generalizza, non filosofeggia, ma è lì e parla con ogni grammo del suo solido e concreto esserci. E infatti uno dei concetti primari è stato quello della passione. Secondo Nanetti vivere pienamente la passione rompe le coordinate abituali e ci mette nell’adesso in modo inequivocabile e potente. Certo, può fare paura, ma la sua abdicazione ci fa essere mediocri rinunciatari della felicità con cui barattiamo il nostro timoroso bisogno di sicurezza.
Dobbiamo vivere con presente meraviglia le vicende della vita, con passione “La cosa più importante della vita è diventare un amante appassionato, se sei stato un amante appassionato lo sarai dopo la morte, nella tomba, il giorno della resurrezione, in paradiso, un amante per sempre. Un amante appassionato lo sarà per sempre. Segui la via del cuore” Rumi.
C’è gente che vive nella monotonia, nell’abitudine, nella notte della coscienza, senza prospettive e senza impegno per raggiungere con passione un obiettivo, un risultato. Di qualsiasi cosa si possa intendere, e anche naturalmente nei confronti dell’amore. C’è chi vive in modo piatto, con distacco, cerca uno stato “impiantato”, quasi cinico, rinunciando al “grande canto della vita” come lo chiama la cultura Vedica. Quando siamo impossibilitati (o ci imponiamo di) ad appassionarci a qualcosa è come se l’esistenza si svuotasse di senso, e dal punto di vista di Franco Nanetti, questo stato è la “morte della coscienza”. Non è meccanicità o reattività della coscienza, diventa una normopatia psicotica, un isolamento di finta vita, di vita morta.
Se viviamo e rispondiamo profondamente alla ricerca della sicurezza, che non può essere dimenticata, ma se si cerca soprattutto questo stato (al riparo da tutto, protetto da tutto) si rinuncia a vivere. Questo ha a che fare con la paura della libertà, nostra e altrui. Il bisogno di sicurezza è anche collegato alla manipolazione dell’altro e degli altri, che per la nostra esigenza di un comportamento “non pericoloso” in cui vogliamo riconoscere/riconoscerci senza troppi sbalzi (passione) è costretto a darci una relazione imprigionata dai paletti che ci gli imponiamo (per la nostra scelta di sicurezza). In questo incrocio di paure e reazioni collettive, visto che il desiderio, che nasce dalla passione, è collegato alla mancanza, ma la mancanza male si accorda con il punto di partenza che è la sicurezza… ci ritroviamo in una condizione di statico esistere. Insomma per essere appassionati, che vuol dire essere vivi, bisogna essere liberi e contemplare la libertà di ciascun altro essere.
E parimente la passione ha insito il “pericolo” di abbandonarsi all’altro, di non controllo e il saper imparare a gestire questo essere “nelle mani dell’altro” (paura della manipolazione) che è uno dei grandi timori che vivere con passione incute. La passione è necessaria per un’esistenza e una vita sessuale soddisfacente ma è necessario che questo stato “curi” il sé e la nostra interiorità. Naturalmente l’innamoramento non può essere forzato dalla volontà “Vi scongiuro non scuotete dal sonno l’amore finchè egli non voglia” (Canto dei cantici) ma siamo noi che dobbiamo fluire nell’esistenza aperti e fiduciosi con la mente e con il cuore senza preconcetti nè aspettative. Un percorso interessante allo step 1 è stata la spiegazione dettagliata dell’amore metanoico (della mente che cerca la verità, con coraggio oltre ciò che appare, vulnerabile, che si mette in gioco) e l’amore paranoico (fissato su un’illusione di verità, amore che spesso finisce per il rifiuto delle caratteristiche che ci avevano affascinato per un gioco di specchi malati in cui ci eravamo immersi per reciproco bisogno complice ma non intimo fin dall’inizio della storia).
Abbiamo chiesto a Franco Nanetti di partecipare alla serie dei nostri prossimi webinar per approfondire quello che qui, per mancanza di tempo, non possiamo raccontare e anche per parlarci dei suoi libri. Con entusiasmo ha accettato, sarà un’esperienza davvero emozionante, non vediamo l’ora di reimmergerci nelle sue parole e nella sua affascinante veracità! Nel frattempo abbiamo scritto la recensione a un suo bellissimo testo “Gli Itinerari dell’Amore e della Passione” che abbiamo avuto da Nanetti in cambio del nostro “La Pace comincia da Te“, già solo dai titoli due percorsi che possono davvero risvegliarci a nuova Vita.
La Morte della Morte: il Tutto è Amore
“Quando mi chiesero di scrivere la prefazione del loro E-book che ho letto in una serata, capii che dovevo mettere per forza a nudo qualcosa di autentico di me stessa, quel qualcosa che può sembrare inconsueto e sorprendente per molti, ma normale per me… ed altrettanto normale per i JoSaYa che nello scrivere La Morte della Morte sono riusciti a rendere possibile la spiegazione fluida di un quasi impossibile concetto, fastidioso e molto doloroso se pur comune a tutti”.
Krista Corso
“L’argomento del libro, di interesse universale, è trattato con una lievità espositiva che complessivamente ne fa una lettura gradevole. Questo non era facile vista la tragicità intrinseca dell’argomento.
A volte la forma si incaglia nei periodi dove la trattazione presuppone una seria preparazione a monte, da parte del lettore. Complessivamente la lettura è piacevole e scorrevole, anche se ci sono alcune ripetizioni del concetto di base. Ma forse sono proprio queste ripetizioni a fare del testo un libro che, malgrado l’argomento universalmente tabù, infonde serenità.
Una serenità placida, sostenuta da una incredibile sicurezza degli autori. E’ questa sicurezza che si trasmette al lettore e che rende questo libro diverso dai tanti altri scritti sull’argomento, una sicurezza inscalfibile anche quando arriva a dei punti che sfiorano il paradosso.
Considerando dal punto di vista teologico la trattazione, questa si allinea con i principi fondamentali, sicuramente delle tre religioni monoteistiche a noi note. Il concetto di Amore inteso come Tutto, non è una novità nè per l’Ebraismo, né per il Cristianesimo e né per l’Islamismo.
Quindi chiamare ciò che chiamiamo Dio, Tutto o Amore, non sposta il concetto di base.
Più difficile da comprendere è l’inconsistenza del male terreno, sia fisico che morale, attribuendone l’esistenza alla responsabilità o volontà dell’ uomo. Da terrena io so che quando fa male, fa male anche se a posteriori posso intuire i benefici del male medesimo.
Questi concetti approfonditi e ripetuti con costanza e con cognizione denotano una sicurezza e una consapevolezza della “verità” di ciò che si sta esponendo, che da un punto di vista religioso si può tranquillamente chiamare fede, anche se gli autori preferiscono sottolineare che loro trasmettono ciò che “sanno” e non ciò che “credono”.
Comunque la trasmissione di queste “certezze” è sicuramente la parte fondamentale del testo e più utile al lettore”.
Caterina de Vito Piscicelli
“Ho letto con attenzione quest’opera di JoSaYa e mi sono soffermato più volte su diversi passaggi. Quasi come se la mia mente conscia volesse opporsi a comprendere dei significati e delle possibilità che vanno oltre la materialità ed il controllo che ritiene di esercitare in questa esistenza. Appena superata questa “impasse” si è arresa al fatto che l’esistere “sempre”, anche successivamente a questa vita, è vero. Come si spiegherebbero altrimenti le numerose testimonianze di chi ha “visto” o “sentito” tale esistenza, seppure in presenza di condizioni a volte particolari? (Ma proprio per questo più “vicine” al dopo).
E come si spiegherebbe il fatto che sin dalla notte dei tempi ci siano state considerazioni, affermazioni, massime filosofiche, espresse anche da indubitabili “grandi” della storia e della cultura e che portano a considerare l’esistenza oltre l’esistenza? A tal proposito mi viene in mente anche un’ulteriore considerazione: perché la mente umana, anche e soprattutto forse quella conscia, continua a pensare al domani con un moto di incessante attività? Lo fa sin da giovanissimi e continua a farlo anche in veneranda età? Non è forse vero che anche a 100 anni una persona pianifichi qualcosa per il domani, immediato o remoto che sia? È più forte del rifiuto della mente conscia a considerarlo vero.
Grazie a JoSaYa un libro essenziale e diretto che con molta semplicità aiuta le nostre menti consce a darsi tutte le risposte utili a demolire le barriere che creano per ancorarci a questo corpo”.
Fabio
“Un pout- pourri che profuma di Morte, Morte che non è intesa come la fine della Vita ma come Mutamento Naturale.
Un susseguirsi di emozioni.
Una via con il cuore, per dirla alla Castaneda, dove i Josaya accompagnano il lettore in direzione dell’Eternità.
Una voce forte e chiara che non lascia spazio ai dubbi.
Un percorso guidato, una danza che si sofferma, in maniera intensa e leggera, su frasi raccolte da testi sacri come la Bibbia, la Bhagavad Gita, il Corano e Lo Zohar, su storie della mitologia greca che fanno parte dei nostri ricordi ancestrali, su riflessioni di grandi attori contemporanei e su maestri illuminati che fanno da armonico coro al Tutto.
Pagine che consolano creando consapevolezza.
Forse, all’inizio, non facili per chi, nella carne cerca la carne, ma sicuramente al servizio della Vita.
Una guida per godere al meglio del momento presente, anche, con “altri” sensi”.
Rossana Martinez
“Per quel che mi ricordo quando andavo a qualche funerale di un parente o di un amico, io ridevo mentre tutti piangevano, così per non sentirmi diversa e fuori luogo ho smesso di andare a qualsiasi funerale e a dirla tutta ho proprio smesso di frequentare la chiesa. Ora so anche perché.
La Morte della Morte è un’esilarante inno alla Vita.
In questo splendido libro, i Josaya descrivono il loro personale punto di vista frutto di un lungo viaggio spirituale, affrontando il segreto più nascosto del genere umano: la Morte ; aprendo così una nuova dimensione di liberazione su questo “scomodo” avvenimento della vita.
Con il loro grande alleato “Amore” i Josaya elevano la qualità della vita ad un livello superiore rimarcando uno dei lori concetti fondamentali presenti in tutte le loro pubblicazioni: Godere del momento, Adesso!! Aprono le porte alla trasformazione, dalla inconsapevolezza alla consapevolezza dell’Amore come unica forza per Vivere una vita Libera da paure, ansie e dolore.
Guardando ogni singolo momento come una grandissima opportunità che l’Universo ci da per riconnetterci col tutt’Uno ed essere Liberi di essere Amore scivolando senza sforzo tra le onde del quotidiano e cavalcando la vita con leggerezza. L’amore non ha per confine la vita. Questa è la semplice metafora che si legge nella Morte della Morte.
Buona Vita e Morite in Pace”.
Barbara Francesca

























