Abbracciando Venezia
E’ sconvolgente quanto è Potente l’onda di ritorno del comportarsi in base al concetto del nostro motto:
Agisci come fossi Amore!
Da un pò pensavamo di fare una giornata di Gioia anche per poter incontrare i lettori dei nostri blog, visto che in molti davvero ci scrivono col desiderio di poter fare qualcosa assieme e poterci conoscere personalmente. In tanti ci chiedono anche corsi e giornate per approfondire i temi che trattiamo, percorsi che stiamo organizzando con i fantastici AmiciCollaboratori (i nostri JosayA’More) che sono di fatto parte della nostra vita e che sentiamo come la nostra Famiglia, a breve vi diremo di alcuni programmi a riguardo.
E noi, che ci entusiasmiamo per tutto… (e a volte ci stupiamo ci manchi il tempo per portare avanti tutto quello che vorremmo e che ci viene in mente…ovvero siamo esagerati !) nell’incontro di (in)formazione fatto a Rimini i primi di marzo abbiamo deciso la data per una giornata di Abbracci (i famosi Free Hugs che rallegrano il mondo) e la città che ci ha fatto sognare questo pieno di Amore è stata Venezia.
Giovanna che abita in zona ne è stata entusiasta e non vedeva l’ora di fare una giornata con la libertà di una liceale (ha tre figli ed una vita in cui infilare tutto con la velocità e l’entusiasmo di un tornado!)
Sandro si è subito dilettato a creare una cartolina old style per dire ai nostri amici del web che avevamo voglia di abbracciare tutto il
globo cominciando dalla Serenissima (più aggettivo benaugurante di questo)!
In realtà solo Maria (la nostra insegnante di Biodanza) aveva esperienza “sul campo” avendo già organizzato eventi simili ci sorrideva dolcissima dicendoci che avremmo avuto le vertigini dall’emozione che sarebbe scaturita da un momento di tale portata sentimentale.
Finalmente l’11 aprile è arrivato e siamo, io Sandro e Gabriella, con l’entusiasmo di una gita scolastica, arrivati a Venezia sfidando previsioni da pieno inverno (ma ognuno di noi “vedeva” la giornata piena di Sole dentro e fuori!) e abbiamo raggiunto Maria e Gilberto che erano in zona per una micro vacanza già dal giorno precedente.
Giovanna sarebbe arrivata in treno abitando a Treviso, questa zona è praticamente casa sua! Amiche mie invogliate dalla meta romantica ad aggregarsi alla gita, la sera precedente mi avevano avvertito che, viste le previsioni meteo, sarebbero rimaste in romagna e noi siamo convinti che il nostro desiderio (e la nostra visione) di avere un’accogliente giornata di primavera abbiano concretizzato il magnifico cielo blu che ci attendeva sulla laguna scintillante.
Una visione paradisiaca. Chi ci vive forse non nota più tanta sconvolgente bellezza, l’essere umano si abitua a tutto…ma chi ci viene ogni tanto, a Venezia, ne rimane senza fiato. Come noi domenica.
Ma il fiato ce lo ha tolto davvero l’Amore che avremmo scambiato in piazza san Marco!
Già tra noi l’Amore gira in modo ampio e caldo per cui ogni motivo è buono per ridere e Bene’dirci. Quindi come una squadra diligente dopo pizza e gelatone nelle calli dense di persone incantate dalla magia della città, siamo arrivati sulla piazza alle 14,30 puntuali e un pochettino in aspettativa, cercando di immaginare che sarebbe successo.
Josaya e JosayA’More scaldavamo i cuori e le pellicole!
Il primo straordinario abbraccio l’ha scambiato Sandro: tutta la famiglia di Chiara di Udine (lei, marito ed tre dei quattro figli) al completo ci attendeva a braccia aperte e sorrisi spiegati ed abbiamo immediatamente reclutato tutta la truppa al completo per collaborare “nell’abbracciatura” generale che era partita a spron battuto.
Anche la piccola Luna girava col cartello portato da Gilberto (che con Giovanna ha fotografato e ripreso per ore) più grande di lei con la scritta fuxia su fondo giallo ABBRACCI E SORRISI GRATIS.
Daniele, Daniela e Francesco, Betta, Morgana, Giuseppe, Barbara, Roberto e tantissimi altri arrivati apposta ci hanno promesso le loro foto ma già (ci) hanno regalato assieme a noi il loro Amore, il loro tempo, la loro Gioia!
Grazie a Tutti è stata e rimarrà una giornata indimenticabile.
…e già stiamo pensando di ripetere tanta carica di Vita in altre città!
Guarda!
Hai mai abbracciato un albero?

Hai mai abbracciato un albero?
Io si…e ogni volta è un’esperienza stupenda!
Lo faccio sin da quando ero piccolo :-)
(Sa)

Abbraccia un albero,
e un giorno scoprirai che non solo tu lo hai abbracciato,
anche l’albero ti ha corrisposto, anche l’albero ha abbracciato te.
Allora, per la prima volta,
saprai che l’albero non è solo la forma,
non appartiene solo a una data specie botanica,
è un Dio sconosciuto – così verde nel tuo giardino,
così ricco di fiori, così vicino a te,
ti lancia un richiamo, insistentemente.
La mia amica Lucia ha definito l’abbraccio con un albero in maniera splendida: “…ti può dire…siediti sotto le mie fronde….e quando ti rialzi, sentirti sollevato e rinvigorito e comprendere che lui/lei si è preso tutti i tuoi pesi per lasciare spazio alla gioia nei tuoi occhi.”
E` possibile abbracciare gli alberi ed avere dei segnali molto forti in cambio. E` un’esperienza alla portata di tutti, grazie al cielo!
Il fatto che un albero, e la natura in genere, possano portare una sensazione di piacevole di benessere penso sia condivisa, anche dalle agenzie immobiliari, che ti spacciano due alberelli in un misero giardinetto per un “immerso nel verde” :-)
Lo scrittore José Saramago ha raccontato che suo nonno, prima di morire, è sceso nell’ orto e ha abbracciato i suoi alberi.
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L' invito «Hug the trees»(abbraccia gli alberi),
sta scritto sul cartello appeso nei Royal Botanic Gardens di Sydney (Australia).
Tanti movimenti ambientalisti invitano ad abbracciare gli alberi. Per salvarli.
Una bella storia di una donna indiana che, per opporsi al taglio di un bosco deciso dal re, abbracciò un tronco. Venne decapitata, e con lei 300 persone che la imitarono, ma alla fine il re fermò la strage, promettendo che non avrebbe mai più abbattuto alberi. A questa vicenda si ispira il movimento pacifista Chipko, e anche noi dovremmo imparare.
Trecento anni fa, più di 300 membri della comunità Bishnoi nel Rajasthan (India), guidati da una donna di nome Amrita Devi, sacrificarono le proprie vite per salvare dall’abbattimento i loro khejri, alberi sacri, cingendoli con le braccia. Inizia con quest’evento la storia documentata del Chipko.

L’attuale Chipko è popolarmente riconosciuto come un movimento per la rinascita del potere delle donne e delle questioni ecologiche, la cui storia, nel Garhwal Himalaya, è un mosaico di eventi e di attori molteplici. Mira Behn, una delle più strette discepole di Gandhi, trasferitasi nella regione dell’Himalaya alla fine degli anni ’40, qui cominciò ad osservare le spaventose alluvioni che si riversavano nel Gange. La deforestazione inesorabile e la coltivazione di pini commerciali, al posto di alberi a larga foglia, erano senza dubbio la causa di quanto accadeva. Si fece voce presso i responsabili ed intraprese un progetto comunitario con la popolazione locale, dalla quale imparò che non basta piantare alberi, ma occorreva piantare quelli ecologicamente adatti.
La base organizzativa delle donne si consolidò negli anni ’70, che videro l’inizio di frequenti manifestazioni popolari, specie contro lo sfruttamento fatto dagli appaltatori che venivano dall’estero. E’ il tempo in cui Raturi compose la famosa poesia, che diede il nome al movimento:
Abbraccia i nostri alberi
salvali dall’abbattimento
la proprietà delle nostre colline
salvala dal saccheggio.
Il movimento si diffuse in tutto il Garhwal e nel Kumaou, grazie alla guida completamente decentrata delle donne locali, legate l’una all’altra in modo non verticale, ma orizzontale: portavano le notizie con le canzoni e le poesie di villaggio in villaggio, di regione in regione.
Nel 1973 una donna che stava pascolando le mucche vide alcune persone munite di scuri, chiamò a raccolta le compagne che circondarono questi uomini dicendo: “Questa foresta è la nostra madre. Quando c’è poco cibo, veniamo qui a raccogliere erbe e frutta secca per nutrire i nostri bambini. Troviamo piante e funghi. Non potete toccare questi alberi”. Insieme, istituirono squadre di sorveglianza ed il governo fu obbligato a costituire un comitato, che raccomandò la cessazione per 10 anni dei tagli a scopo commerciale nel bacino dell’Alakananda.
Scriveva nel 1978 Sarala Behn: “Dobbiamo ricordare che il ruolo principale delle foreste collinari non dovrebbe essere quello di procurare reddito, bensì di mantenere l’equilibrio delle condizioni climatiche di tutta l’India settentrionale e la fertilità della piana del Gange…se lo ignoriamo si accelererà pericolosamente l’alternarsi ciclico e ricorrente di inondazioni e siccità”.
Quasi 10 anni dopo, nel dicembre del 1987, a Stoccolma venivano consegnati due premi: Robert Solow, del MIT, riceveva il premio Nobel per l’economia, per la sua teoria della crescita basata sulla superfluità della natura; contemporaneamente, il premio Nobel alternativo – Premio per il diritto alla vita – è stato conferito alle donne del movimento Chipko che, come leader e come attiviste, hanno posto la vita delle foreste al di sopra della propria e, con le proprie azioni, hanno affermato che la natura è indispensabile alla sopravvivenza.

Qui sotto un video di Tiziano Terzani che disse: “Se proprio dobbiamo tagliarlo chiediamogli scusa.”
























